venerdì 18 ottobre 2019

Come sono le mamme dell'associazione?

Se mi aveste chiesto qualche anno fa quali mamme secondo me entravano a far parte di un'associazione genitori vi avrei risposto che sicuramente erano donne con molto tempo libero, probabilmente casalinghe o lavoratrici part-time.
Sono passati solo un paio d'anni e mi ritrovo membro attivo dell'associazione. 

"Si può sapere cosa ti è saltato in mente?" mi hanno chiesto in molti. 
Io, che non rientro decisamente nel prototipo di mamma dell'associazione che mi ero immaginata. Io, sempre di corsa, sempre in ritardo, sempre al lavoro.

È stato proprio questo mio ritmo frenetico a farmi prendere la decisione. 
I weekend, e spesso nemmeno tutti i weekend, erano i soli momenti in cui potevo stare con mia figlia. 
E per questo mi sono trovata a partecipare ad ogni evento dell'associazione a cui lei voleva andare, prima come spettatrice, poi offrendo un po' di aiuto per preparare prima e pulire dopo e via via sempre di più coinvolta nella vita dell'associazione, suggerendo idee e condividendo capacità e conoscenze. Non importa se alle riunioni spesso vado via prima o addirittura non partecipo. So che nessuno mi giudica perché sanno che do quel che posso, compatibilmente con i miei impegni lavorativi e avendo la mia famiglia sempre come priorità.

E così nella mia vita piena di scadenze, numeri, leggi e computer, sono comparsi weekend di creatività, gioco, movimento e versatilità.
Ci sono stati momenti comici, altri di duro lavoro fisico (altro che abbonamento in palestra), altri ancora di scorpacciate e golosità.

Ma la cosa che più di tutti mi da gioia è lo sguardo orgoglioso e complice di mia figlia quando le chiedo se vogliamo andare ad un evento organizzato per l'asilo e lei mi risponde: "Non possiamo mancare! Noi siamo dell'associazione!!!" come fosse la cosa più speciale di questo mondo.


E posso dirvi che in effetti è una cosa molto speciale, che unisce e libera, dentro e fuori la famiglia.


Cinzia M., mamma di Nina, ex tigrotta

venerdì 27 settembre 2019

Le proprietà terapeutiche della BABY DANCE

Esiste uno sport che dai più non è preso in considerazione, etichettato come passatempo infantile, relegato tra le attività di intrattenimento degli animatori al mare o in coda alle feste di compleanno. 


Eppure nulla può essere più sottovalutato come la baby dance per rimanere in forma. 
Niente di meglio allora della pesciolino dance per allenare i lombari, di un giro di chu chu ua per stressare i quadricipiti, di una sessione di cala la panza per tonificare i polpacci. 
Tra i buoni propositi di inizio anno scolastico, oltre agli intenti di essere sempre puntuali e di non inveire contro il mondo quando scoprite che la vostra coda alla cassa è puntualmente la più lunga, rinunciate al corso di zumba e boicottate le lezioni di pilates
Meglio rivolgersi ad una sana e divertente baby dance. 
I vantaggi sono innumerevoli: è economica (basta la musica sul vostro smartphone o i video in TV per i più geek), si fa tendenzialmente a casa propria (non serve affrontare il traffico per raggiungere la palestra), niente certificato medico (a nessuno verrà in mente che corriate dei pericoli ballando sulle note di soco, bate, vira) e si fa sempre in compagnia, meglio ancora se i vostri compagni ballerini hanno meno anni di voi e una qualche relazione di parentela. 

Eccoci arrivati al vero segreto della baby dance therapy: la condivisione familiare! 
Provate la sera a proporre ai vostri figli di ballare qualche baby dance, partendo dalle più semplici per arrivare a quelle più impegnative. Non abbiate paura di mettervi alla prova, di mettervi in mostra davanti ai vostri bambini o di sbagliare qualche passo. 

Trascorrerete del tempo insieme, vi divertirete tutti quanti e loro, sfiniti, andranno a letto con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di speciale con le loro mamme e i loro papà.


Si ringrazia per questo post, per l'immagine disegnata ad hoc, e per tutte le baby dance passate e future 😉😊 Daniele, papà di Giorgio e Elena, ormai ex delfini entrambi.

venerdì 13 settembre 2019

CasbenoLAND

CasbenoLAND è stato sabato 7 settembre ed era inserito nell’ambito di CasbenoinFesta 2019, festa parrocchiale che ogni anno, all’inizio di settembre, coinvolge anche il nostro asilo.


Per i nuovi: nel blog trovate il racconto delle feste degli anni passati.

Era il piccolo “parco divertimenti” allestito dall’Associazione Amici dell’Asilo nel cortile della scuola. Alcuni genitori e bambini creativi hanno anche disegnato per terra le indicazioni per arrivarci 😃




A fine giornata, la piccola Chiara, orsetta, ha sgridato noi mamme e papà dell’Associazione perché non abbiamo spiegato i giochi, e così ognuno faceva ciò che voleva: “con i giochi ci devono essere le REGOLE!”, ha detto. 😃

Nelle nostre intenzioni, in verità, CasbenoLAND doveva proprio essere una specie di parco giochi libero, dove ognuno arrivava e poteva fare quello che voleva, sperimentando i giochi sparsi qua e là nel cortile dell’asilo.
C’erano l’angolo freccette, l’angolo giocosport, l’angolo birilli, le bocce, le paperelle da pescare, l’angolo Lego e quello dei disegni, e l’angolo dei palloncini modellabili, l’angolo di “attacca la coda a” in cui si dovevano attaccare nasi, ali, palle, fiocchi ai personaggi delle sezioni (tutto fuorché code in effetti, ma il gioco così si chiama).
Tutto ben identificato, peraltro. O così pensavamo 😃

Angolo DISEGNI

Angolo "ATTACCA LA CODA A.."

Percorso GIOCOSPORT



Angolo LEGO

Angolo PALLONCINI

Angolo PAPERELLE

Vero è che i cerchi per terra, che dovevano servire per saltarci dentro, sono stati usati anche come hula hoop, ad esempio. 
Vero è che la piscina delle paperelle doveva servire per pescare le paperelle, e non per tuffarcisi dentro (quando il piccolo Samuele, fratellino di Giada, tigrotta, ci è cascato dentro e ne è riemerso completamente lavato e felicissimo, il gioco è diventato "pesca il Samuele") 😂

Ma anche se non hanno giocato precisamente come era previsto, è importante? Forse no. I bambini si sono divertiti? Forse sì. Quindi va bene così.
Hanno tirato al canestro, giocato a freccette, a bocce e con i birilli, con lego e palloncini, da soli o con gli amici, o con mamma e papà.



I momenti guidati – le battaglie di spade di palloncini e la baby dance – hanno ripristinato l’ordine, se così si può dire, chiamando a raccolta i bambini per qualche momento.
Di fatto, la battaglia di spade, dopo qualche corpo a corpo tra bambini autoproclamatisi cavalieri o supereroi e mamme e papà che si sentivano Lady Oscar e Tulipani Neri, è stata quasi un tutti contro due (due mamme dell’associazione, Francesca mamma di Chiara, quella che ha avuto da dire 😃, e Cinzia mamma di Nina, ex tigrotta che hanno subìto l’attacco simultaneo dei bambini).


Alla baby dance poi, accadeva che i piccoli guardassero gli adulti “animatori” (come dovrebbe essere, in effetti) che in verità, però, sbirciavano le bambine più grandi, le vere esperte: Elena, ex delfina, Greta, ex tartaruga, Lucia, ex orsetta.

La BABYDANCE!

(...ma della BabyDance parleremo nel prossimo post 😉)

Insomma, tutti hanno fatto la loro parte, tutti – ci auguriamo – si sono divertiti, ma attenzione che la prossima volta pioveranno REGOLE (forse) 😃😃

lunedì 2 settembre 2019

Fallen in Love

Alcuni ci cadono all’open day.
Altri il primo giorno.
Per altri ancora ci vuole del tempo, ci vogliono gesti, racconti, esperienze, ricordi: non tutti si lasciano colpire dai fulmini.

Comunque, chi prima o chi poi, quasi tutti si innamorano del nostro asilo. Si innamorano dei colori, degli spazi, delle voci. Della sicurezza e del calore di quelle mura. Si innamorano delle cose che si fanno, dei racconti che vengono portati a casa dalle parole dei bambini, delle filastrocche recitate a mozziconi. Delle amicizie, quelle tra i bambini, quelle con le maestre. Della mensa e dei profumi, del cortile e dei giochi. Sì, anche dei disegni e dei lavoretti.


E poi si continua a “cadere innamorati” per giorni e giorni e infine, passati tre anni o quattro, proprio quando si pensa di avere una tregua, si cade di nuovo vedendo i laboratori dell’Associazione Amici dell’Asilo o le maestre al banchetto delle torte durante la festa del paese, ad esempio 😉

Alcuni, innamorati del nostro asilo lo rimangono, anche dopo che i figli smettono di frequentarlo.
Questo significa non solo che continuano ad amarlo per quello che hanno ricevuto in passato – loro e i loro figli –, ma anche che hanno continuato a "caderne innamorati". 
È perché l'asilo continua ad offrire loro un motivo di improvvisa felicità o tenerezza che rinnova questo amore: può bastare sentir canticchiare il motivetto di una canzoncina, o trovare una foto, ed eccoli lì, caduti innamorati di nuovo.
O, per restare in tema con quest’altro post: ils sont tombés amoureux, ancora, per via dei legami mantenuti.

Per fortuna, diversamente dalle relazioni amorose di altro tipo, in questa di solito non ci si fa male, quindi cadere innamorati dell'asilo non provoca lividi.

Oggi, che ormai manca poco all’inizio del nuovo anno scolastico, auguriamo a tutti i nuovi genitori di cadere innamorati dell’asilo. 
Non dovete fare altro che aprire il cuore e lasciarvi colpire 😍

martedì 11 giugno 2019

Hello Hocus, hello Lotus

La mattina di sabato 1° giugno, i bambini grandi si sono cimentati nella lezione aperta del progetto di inglese a loro dedicato.
Ma che non si trattasse propriamente di una lezione aperta lo si è capito nel momento in cui si sono disposti in un grande cerchio nel bel mezzo del salone.
Giulia, la magic teacher che ha accompagnato i nostri bambini durante l’anno alla scoperta di due simpatici dinocroc e dei loro amici, ha chiesto a ciascun bambino di portare nel cerchio un’altra persona, un familiare.


Il cerchio si è ingrandito per ospitare una mamma, un papà, un nonno, un fratello o una sorella.

Una versione più piccola del cerchio magico (niente di mistico o esoterico, solo bimbi speciali che fanno cose speciali!) si forma una volta a settimana in quella parte di una stanza del piano terra dell’Asilo dove si narrano le avventure dei due draghetti (l’altro lato della stanza ospita la biblioteca con tutti i libri a disposizione dei bambini).
Prima Giulia legge il racconto del giorno (partecipano anche le maestre!), poi i bambini si mettono alla prova "leggendo" un pezzetto dello stesso racconto (i bambini hanno talmente tanta confidenza con il libro che sembra stiano leggendo davvero!), infine si ascolta la canzoncina e si vede l’episodio tutti insieme.

Non ci sono dubbi dell’importanza della lingua inglese per la futura professione e nella vita in generale ma il punto è che all’Asilo Divina Provvidenza la lingua straniera si impara in un modo innovativo: no a esercizi, lunghi elenchi di vocaboli da imparare a memoria e le prime regole grammaticali, sì a canzoncine, racconti, giochi da fare insieme.
In questo modo l’inglese (e soprattutto la sua pronuncia) entrano a far parte pian piano del bagaglio di conoscenze personali del bambino, un po’ come quando ha appreso la lingua italiana con l’esempio, l’ascolto e la pratica.
Poche istruzioni per i genitori: l’invito ad utilizzare il materiale didattico anche a casa e il divieto di tradurre quello che ascolta il bambino, anche se è lui a chiederlo. Imparerà da solo a contestualizzare vocaboli e frasi e a ricavarne il significato.

Ma torniamo al cerchio magico più grande, quello del salone di quel sabato mattina.
Il bello è arrivato quando Giulia ha indossato (e così hanno fatto tutti i bimbi) la maglietta magica che, una volta su, non permette più di esprimersi se non in lingua inglese.
Avete capito bene, nemmeno una parola in italiano! In English, please!
Il terrore sul volto dei genitori, un sorriso stampato su quello dei più piccoli.
Let’s hold hands, close your eyes, one, two, three…now we are going to tell a story. Si comincia.

La scelta cade sull’ultimo racconto dell’anno: rat’s treasure.
Giulia racconta un pezzo alla volta le peripezie di Lotus che rincorrendo una palla rimbalzante si imbatte nella tana di un topo e scopre la sua camera del tesoro colma di oggetti di ogni tipo.
Riuscirà a scambiare la palla con il suo stereo portatile e, una volta a casa, ad improvvisare una festa danzante con Hocus.
Ogni bambino a turno ripete le frasi dell’insegnante e ne imita i gesti, chi un po’ esitante, chi con disinvoltura, chi con sicurezza, ma nessuno si tira indietro.

Alla fine arriva il momento della consegna dei diplomi: Giulia chiama ogni bimbo e ad ognuno consegna l’attestato del corso di inglese, prova tangibile di tutto l’impegno nel seguire le avventure dei due dinocroc durante l’anno.

Bye bye Hocus, bye bye Lotus!
See you soon!





Si ringrazia per questo post: Daniele, che essendo papà di un bambino grande (Giorgio, delfino), sta vivendo in prima persona tutti gli eventi dedicati ai grandi 😊, e Giorgio, appunto, che ha suggerito al suo papà le parole giuste da scrivere 😊😊

giovedì 6 giugno 2019

I PIRATI e la CACCIA al TESORO

Il sabato in cui all’asilo sono arrivati i pirati, si diceva che i pirati avrebbero portato anche tempesta.

(Cliccate qui per far partire il sottofondo musicale piratesco che accompagnerà la lettura di questo post:





In realtà, di fronte ad una mattina sorprendentemente soleggiata, le previsioni funeste del pomeriggio sembravano uno scherzo: così, lo scivolo a ponte è stato in procinto di diventare un vero vascello.


Ma i pirati, si sa, sanno leggere il cielo e le nuvole meglio di chiunque altro, e, come previsto, insieme a loro la tempesta è arrivata davvero, puntuale come un colpo di cannone.
Così, non è rimasto che trasferire la festa in salone: tutti sotto coperta, nel covo dei pirati!

C’è da dire che i pirati erano abbastanza attrezzati, con sciabole, cannoni, le loro immancabili bandiere con il teschio, e un sacco di mascherine e oggetti per trasformare i bambini: dai tatuaggi che non possono mancare sulle braccia di un pirata che si rispetti, alla benda sull’occhio, all’uncino del famoso Capitano, alle bandane rosse e nere.




C’era un pirata poi, con le braccia tutte tatuate, e che per confondersi indossava la maglietta dell’asilo, che ha riempito il salone di musiche e ballate piratesche, come quella che state ascoltando se avete attivato l’audio.

E c’era una piratessa che ha raccontato la storia del pirata Capitan Pasticcio a una platea di piccoli pirati attenti e concentrati, e stupefatti delle connessioni con le loro più recenti conoscenze (Spiralino: toh, i casi della vita!)



La storia diceva così:

"Capitan Pasticcio è un pirata che vive nella sua fortezza in un'isola al centro dell'oceano, circondato da una banda di pirati che difendono il loro capitano e tutti i tesori che hanno accumulato dopo anni di abbordaggi e avventure.
Un giorno Capitan Pasticcio decise di imbarcarsi sulla sua nave, la Divina Provvidenza, e fare un lungo viaggio nella città di Varese approdando alla Schiranna per fare visita a suo fratello gemello Spiralino, un artista che abitava all'Asilo.
I due fratelli non si vedevano da molto tempo, passarono insieme una settimana e si divertirono da matti: Capitan Pasticcio insegnò a Spiralino i colpi segreti dei duelli con la spada e Spiralino insegnò a suo fratello come si dipingono magnifiche bandiere pirata.

Capitan Pasticcio era talmente felice di aver incontrato suo fratello che decise di ringraziarlo: una notte, mentre Spiralino dormiva, nascose un forziere con dentro quello che Spiralino amava di più, proprio qui nel cortile dell'Asilo!
Prima di partire per tornare sulla sua isola lasciò degli indizi e delle prove da superare in modo che chiunque si fosse dimostrato abbastanza abile avrebbe trovato il suo tesoro.
Spiralino non c'è mai riuscito: volete provare voi bambini a seguire la mappa e a trovare il tesoro di Capitan Pasticcio?"

Fu così che i bambini, arruolati in tre ciurme, dovettero darsi da fare per superare delle prove: riempire le botti di munizioni passando sulla passerella protesa fuori bordo, buttandosi in mare e cercando di non farsi mangiare dei papà-pescecani, dimostrare il loro orgoglio piratesco urlando a squarciagola cose tipo “corpo di mille balene!!”, oppure “all’arrembaggio!” per spaventare un gruppo di malcapitati prigionieri, e infine dare le risposte giuste alle domande più bizzarre che Capitan Pasticcio si è divertito a formulare.




Una volta superate le prove, non restava che capire dove fossero le tre chiavi per aprire i forzieri del tesoro, uno per ogni ciurma.

E, una volta trovate le chiavi e aperti i forzieri, in un battibaleno i piccoli pirati si sono spartiti il tesoro e se lo sono… mangiato! 😋
Ecco: i bambini si sono dimostrati abbastanza abili da superare le prove e trovare il tesoro, proprio come Capitan Pasticcio si era augurato che accadesse.
Capitan Pasticcio deve aver trasmesso loro anche un’altra abilità, quella dei duelli: la battaglia finale a colpi di spada è stata una performance degna dei migliori pirati dei Caraibi e non solo 😉



E a ballare e scatenarsi alla pirates-dance, da chi avranno preso? 😉

Insomma, tutte queste capacità andavano incise su pergamena: il diploma da pirata è stato il riconoscimento che i bambini si sono portati a casa dopo questa avventura (oltre al tatuaggio, le monete d’oro, e le spade-palloncino, ovviamente 😊 )



Da un’idea di Daniele, papà di Giorgio, delfino, molti genitori-pirati si sono adoperati per creare ed organizzare questo evento, dai giochi, al materiale, alle scenografie. Grazie in particolare alla piratessa Francesca, mamma di Chiara, orsetta, per aver letto e interpretato la storia iniziale.

E, anche se oramai il trailer non serve più, lo includiamo qui nel caso aveste voglia di rivederlo 😉


lunedì 3 giugno 2019

31 maggio 2019 - Il Momento Giusto

È il momento giusto.
I bambini sono al centro dell’inquadratura.
È il momento giusto per lo scatto e…niente.
Il momento è passato e io ho perso l’attimo.

Mi sono distratto quando loro sono entrati, stanno marciando in cerchio sulle note della
canzone dei remigini, hanno riempito il salone, si dispongono in file uguali, tigrotti, orsetti, tartarughe e delfini.
Fa un po’ strano vederli lì, dritti, in file regolari, seri e composti davanti ai genitori, quando pochi istanti prima non riuscivi ad immaginarteli se non in cortile, chiassosi e lanciati in corse sfrenate.

Qualche risatina qua e là, qualche mamma si abbandona già alle lacrime, la cerimonia è
iniziata ma la mente vola lontano, si accavallano i ricordi e ognuno di essi si trascina dietro un’emozione indelebile.

Una voce sta leggendo qualcosa al microfono ma è distante, io ho davanti le stanze della
sezione primavera all’inizio di questo viaggio, mi si stringe lo stomaco a lasciare quella
manina così piccola, mille dubbi mi attanagliano: avrò scelto bene? È il posto giusto?
Starà male senza di me?
E poi la corsa per dare un’occhiata furtiva al diario delle apine: cosa avrà fatto oggi il mio
bimbo?
E la pioggia di domande alla maestra: ha mangiato? Ha fatto il bravo? Ha giocato con
qualcuno?

Poi l’inserimento, calarsi pian piano in un ambiente sconosciuto, le prime amicizie, dirette e genuine come solo a questa età possono avvenire, i primi lavoretti e i primi pasticci, le prime marachelle, le prime simpatie e antipatie, i primi litigi.

Vengo riportato in salone da un nuovo canto dei bambini.

Dopo le parole di Mons. Luigi Panighetti e la preghiera insieme ecco il momento più
importante della cerimonia: la consegna dei diplomini. Quando vengono chiamati per
nome i bambini si presentano a ritirare il loro diploma e il loro cappello e tutti hanno
stampato sul volto un sorriso fiero e orgoglioso.

Per un attimo penso che non sia giusto! Crescere non va bene, penso che il cambiamento
non porti nulla di buono e formulo un desiderio: che il mio bambino e la mia bambina
restino per sempre così, come congelati in un tempo fatto di giochi, colori, sapori,
filastrocche e sguardi sinceri.
L’attimo seguente mi rendo conto di quanto egoista sia stato il mio desiderio e un po’ me
ne vergogno: la vita è vera solo se si compie un cammino.

Con la fine della consegna cala anche un po’ la tensione, tutti si riversano fuori nel sole del cortile, adesso il pomeriggio è un po’ meno cerimonia e un po’ più festa.

Le maestre insieme recitano una poesia bellissima che riesce a commuovermi, parla di
una valigia e di tutto quello che dovrebbe contenere per il futuro dei nostri piccoli:
coraggio, fantasia, lealtà, tenerezza, rispetto, sincerità.



Rispunta in me la metafora del viaggio e ancora una punta di malinconia che però subito
viene sommersa dall’onda scomposta dei bimbi che corrono a rintracciare l’impronta della
propria manina sulla parete dei ricordi.


È il momento giusto.
Il dito è pronto, in tensione sul pulsante, loro sono in primo piano, perfettamente a fuoco.
È il momento giusto, ma decido di lasciar perdere.
Spengo la macchina fotografica, qualcun altro penserà a scattare.
Questa volta niente distrazioni: mi guardo intorno attento, li voglio conservare per sempre così nei miei ricordi, capelli sudati, magliette sporche di terra, contesi tra lo scivolo e l’altalena, le urla di gioia che riempiono l’aria e colmano i cuori.


Si ringrazia per questo post: Daniele, papà di Giorgio, delfino diplomato 😊